Torino – Sospesa la distribuzione alimentare per i rifugiati di corso chieri

Posted in Uncategorized on 19 settembre 2012 by reteantirazzista

L’associazione italo-somala Is Sahan lancia l’allarme rispetto alla situazione della casa occupata di corso Chieri, dove alloggiano le decine di rifugiati somali ed eritrei che dalla fine del 2009 subirono un trasloco forzato dalla clinica San Paolo, occupata degli stessi, verso l’ex-caserma la marmora in via asti, per poi dare il via all’occupazione in corso Chieri.

Il banco alimentare che fornisce loro le derrate ha infatti reso noto di voler sospendere gli approvvigionamenti a causa del ‘perdurare delle condizioni di abusivismo’. In realtà gli stessi responsabile del banco alimentare chiedono semplicemente di poter regolarizzare il loro servizio da parte dell’amministrazione comunale.

Un abusivismo, infatti, che è diretta conseguenza delle inesistenti politiche di accoglienza da parte del Comune di Torino, il quale non ha mai fornito soluzione concrete ai migranti che occupavano la ex clinica San Paolo, eludendo per anni la richiesta di residenza e limitandosi a trasferirli in via Asti (e da qui appunto informalmente abbandonati in corso chieri) in una condizione di semi-reclusione, sbandierando peraltro l’operazione come un ‘perfetto modello di accoglienza’.

Già nel mese di maggio il presidente del banco alimentare, Roberto Cena, aveva chiesto al Comune di regolarizzare la situazione dei rifugiati entro la fine di giugno ma, pur nella noncuranza delle istituzioni rispetto a tale richiesta, la consegna delle derrate era poi proseguita nei mesi successivi.

Ieri, però, è scattato il blocco definitivo, che lascia quindi gli occupanti di via Asti senza approvvigionamenti.

Il gruppo Is Sahan ha così fatto appello al Comune di Torino per essere urgentemente inserito tra le associazioni autorizzate alla distribuzione, chiedendo inoltre un impegno concreto rispetto alla situazione dell’ex caserma, dove il numero di migranti che la abitano ha continuato a crescere negli anni.

L’auspicio è che la notizia del blocco della distribuzione di cibo non sollevi semplicemente un ennesimo e breve caso mediatico destinato a concludersi in un nulla di fatto, ma porti alla ricerca di soluzioni concrete e denunci l’atteggiamento di indifferenza e becero assistenzialismo con cui tutte le ultime amministrazioni comunali, arrivando fino a Fassino, hanno affrontato e affrontano la questione.

TORINO – Lunedì 10 Settembre 2012

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20 giugno Giornata mondiale del Rifugiato: Diritto di soggiorno per motivi umanitari a tutti i migranti provenienti dalla Libia!

Posted in Uncategorized on 20 giugno 2012 by reteantirazzista

Comunicato stampa del Gruppo Lavoro Rifugiati Onlus

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, non possiamo che tornare a reclamare il permesso per motivi umanitari per i migranti fuggiti dalla Libia. La loro situazione ben rappresenta
la fragilità del diritto d’asilo in Italia.
Mentre il 15 maggio 2012 il governo ha prorogato la validità dei permessi umanitari per protezione temporanea rilasciati ai sensi del D.P.C.M. del 5 aprile 2011 e successivamente rinnovati lo scorso 6 ottobre, non vi è ancora nessun atto del governo per i circa 25.000 richiedenti protezione, arrivati in Italia dopo il 5 aprile 2011 dalla Libia o dai paesi della “primavera araba”!
A chi era giunto entro il 5 aprile 2011, il Governo italiano ha concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari di sei mesi in base all’art. 20 del T. U., successivamente prorogato; invece tutti coloro che sono arrivati in Italia dopo il 5 aprile 2011 ne sono rimasti paradossalmente esclusi, anche se erano stati costretti a fuggire dalla Libia o dalle altre zone limitrofe a causa della grave situazione di instabilità che continua tuttora a perdurare.

Per i migranti giunti dopo il 5 aprile si è assistito dunque ad un trattamento differenziato: tutti coloro che provengono dalla Tunisia sono respinti alla frontiera, oppure espulsi, trattenuti nei CIE, rimpatriati; mentre gli altri migranti, provenienti prevalentemente dalla Libia ma con cittadinanza diversa da quella libica, sono stati accolti nel piano straordinario di accoglienza “Emergenza Nord Africa”, un sistema d’accoglienza parallelo a quello già esistente dei CARA e dello SPRAR, e di fatto inseriti forzatamente nel “sistema asilo”.
Tutte/i sono stati costretti ad abbandonare la Libia per salvarsi dalla guerra o perché costretti ad imbarcarsi, hanno affrontato enormi rischi navigando con mezzi di fortuna attraverso il Canale di Sicilia, molti di loro sono morti in mare, molti nuclei sono stati separati e tanti risultano ancora dispersi.
L’unica possibilità di regolarizzare la loro presenza in Italia è stata la richiesta di protezione internazionale, senza che vi fosse una reale alternativa.
Ma la procedura lunga e macchinosa della protezione internazionale non rispecchia esattamente la logica dell’emergenza a cui pure tutto questo sistema si è ispirato ed attualmente non sta sortendo altri effetti se non un diniego della protezione internazionale nella maggior parte dei casi e difficoltà nell’esercizio della tutela giurisdizionale.
Assistiamo all’ennesimo paradosso delle politiche migratorie: persone fuggite da una guerra, costrette ad abbandonare il luogo in cui si svolgeva tutta la loro esistenza, rischiano oggi di rimanere prive del diritto di soggiorno e, quindi di qualsiasi prospettiva di vita futura, senza un intervento urgente da parte del governo per la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e possibilità di presentare richiesta di protezione internazionale in presenza di presupposti.
D’altra parte però, la situazione d’ instabilità generalizzata nell’area del Nord Africa è ancora tale da aver spinto il Governo a dichiarare lo stato di emergenza e l’accoglienza fino al 31 dicembre 2012!

E’ trascorso circa un anno e non possiamo che confermare e sottolineare che la situazione di queste donne e questi uomini in Italia è priva di reali sbocchi, se non quello verso marginalità sociale e precarietà esistenziale, anche per persone particolarmente vulnerabili. Il rischio attuale è, per queste donne e questi uomini, la clandestinizzazione e l’unica prospettiva è diventare forza lavoro senza alcun diritto, e dunque maggiormente ricattabile.

Tanti sono stati gli appelli da parte delle organizzazioni ed enti locali, per la concessione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari per tutti coloro che sono giunti e che continuano ad arrivare dalla Libia e dalle zone del nord Africa tuttora interessati da instabilità e con complessi processi di trasformazione politica in atto.
Queste donne e questi uomini, costretti ancora una volta ad interrompere i propri progetti di vita, sono bloccati da circa un anno in un precario sistema di accoglienza, in una situazione di incertezza e sospensione che produce ed amplifica marginalità e vulnerabilità.
Consideriamo il permesso per motivi umanitari, un primo atto necessario per consentire a queste donne e a questi uomini di riprendere in mano la propria esistenza, violentemente interrotta dai conflitti, attraverso il riconoscimento di un diritto minimo fondamentale quale è quello del diritto di soggiorno e quello della libera scelta.
Chiediamo che anche gli amministratori locali sostengano la richiesta di rilascio di un permesso per motivi umanitari ed insistiamo per una soluzione positiva alla grave situazione che si sta sempre più determinando sui nostri territori, che rischia di produrre una vera emergenza e determinare una spirale di esasperazione e repressione.

Bari, 20 giugno 2012
L’Associazione Gruppo Lavoro Rifugiati onlus

Composizione di classe e frammentazione nella crisi: per una lettura materialista di razza e genere

Posted in Uncategorized with tags , , , , , on 28 maggio 2012 by reteantirazzista

Seminario Uninomade.
Napoli, sabato 23 e domenica 24 giugno
Asilo della conoscenza e della creatività / La Balena – Vico Giuseppe Maffei 4 (via San Gregorio Armeno)

SABATO 23
Prima sessione – h 10.00 – 13.00
Valorizzazione capitalistica delle differenze e produzione di soggettività

Introduce: Anna Curcio

Intervengono:

•Enrica Capussotti – Lavoro, composizione di classe e migrazioni interne negli anni ‘50 e ’60 in Italia
•Alfonso De Vito – Composizione e lotte del lavoro migrante contemporaneo
•Laboratorio Sguardi sui generis – Il genere come leva di gerarchizzazione della forza-lavoro: il caso del precariato universitario
Discute: Sandro Mezzadra

Seconda sessione – h. 14.30 – 17.30
Identity Politics e critica dell’identità
Introduce: Giso Amendola

Intervengono:

•Judith Revel – Per una “friabilità generale dei suoli”: il divenire politico delle differenze
•Nina Ferrante – Omonazionalismo e critica dell’identità nei movimenti glbtq
•Alessandra Gribaldo, Vincenza Perilli, Giovanna Zapperi – Differenza e alterità nel femminismo italiano
Discute: Miguel Mellino

Approfondimento – h 18.00 – 19.30
Nicholas De Genova: Race, Gender, and Reproduction in the Migrant Metropolis: From “Illegal” Migrants to “Criminal” Citizens

DOMENICA 24
Terza sessione – h 10.30 -13.30
Teoria/pratica del comune. Strumenti di inchiesta e pratiche di riappropriazione al di fuori dei modelli di welfare, famiglia e cittadinanza
Introduce: Roberta Pompili

Intervengono:

•Cristina Morini – Lavorare la vita: attualità della riproduzione sociale
•Laboratorio Smaschieramenti – Queerizzare il comune: arte del fallimento, pratiche di disidentificazione e sciopero dai generi
•Francesco Festa – Oltre l’emergenza. Condotte ed esperienze di produzione del comune a Napoli
•Giso Amendola – Dal welfare delle identità al commonfare delle singolarità

Conclusioni

http://uninomade.org

COMUNICATO STAMPA – ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione)

Posted in Uncategorized on 19 aprile 2012 by reteantirazzista

GRAVI VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI DA PARTE DELLO STATO ITALIANO

ASGI denuncia con forza le gravi carenze sul piano della tutela dei diritti fondamentali nel sistema di trattenimento, espulsione e rimpatrio dei cittadini stranieri in Italia.

Negli ultimi giorni sono accaduti due episodi gravissimi: la morte, nel Commissariato di Villa Opicina(Trieste), di una cittadina moldava, in circostanze non ancora chiarite e trapelate a 2 giorni dai fatti. E oggi la pubblicazione della fotografia scattata da un passeggero sul volo Roma-Tunisi che ritrae un giovane tunisino forzatamente rimpatriato e al quale le forze di polizia hanno chiuso la bocca con del nastro adesivo.

Due episodi che dovrebbero indurre il Governo Italiano a modificare urgentemente la attuale legislazione, la cui principale caratteristica è di essere di per sé priva di umanità e solidarietà e applicata porta alla costante violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.

Oggi è possibile trattenere per un anno e mezzo nelle carceri amministrative – strutture non soggette alle garanzie previste dall’ordinamento penitenziario e penale- delle persone solo perché prive di permesso di soggiorno.

Oggi, anche a chi ha le condizioni (di lavoro, ad esempio, o di famiglia) e non è consentito di ottenere in Italia il permesso di soggiorno.

Una legislazione irragionevole, che non si preoccupa dell’umanità ma solo di controllare ed espellere.

Una legislazione disumana e degradante e perciò contraria alla Costituzione e alle principali Convenzioni internazionali.

ASGI chiede che venga fatta piena luce sulle circostanze connesse alla tragica morte della giovane cittadina ucraina. La vicenda pone, ancora una volta, sotto i riflettori i fatti di autolesionismo che spesso portano a troppo numerosi decessi, nel carcere, nei CIE e negli altri luoghi di trattenimento di fatto, quali caserme e strutture di polizia.

ASGI chiede che vengano individuati e perseguiti i responsabili del trattamento inumano e degradante inferto al giovane Tunisino. Siamo di fronte ad una grave violazione dei diritti umani fondamentali da parte delle forze dell’ordine, che dimostra che nei luoghi dove i legali o l’opinione pubblica non può accedere, come quelli deputati alla detenzione amministrativa, si crea un terreno fertile per gli abusi e le violazioni.

ASGI chiede a questo Governo di ripristinare quei principi di umanità e solidarietà che hanno informato i padri costituenti e che oggi non dobbiamo e non vogliamo dimenticare.

Partecipazione alla giornata del 1° marzo 2012 – BARI

Posted in Uncategorized on 28 febbraio 2012 by reteantirazzista

Son passati 3 anni dalla prima manifestazione del 1° marzo e…nulla è cambiato! Se non dalla parte dei migranti che si rendono partecipi tutti insieme in un’unica giornata a manifestare in Italia. Un paese che è stato appena sanzionato per i respingimenti, non tanto illegali quanto disumani effettuati nel mar Mediterraneo. E la Puglia che si affaccia in questo cimitero liquido non è da meno. Tendopoli, braccianti schiavizzati, rifugiati senza rifugio, fotovoltaico che sfrutta l’energia di braccia sottomesse, lager a cielo aperto sparsi in tutto il tacco, negazione del diritto d’asilo, prima e seconda accoglienza che se c’è diventa esclusione. La frontiera qui non una videoproiezione, è ovunque.

Pertanto, partecipando al 1° marzo, ci uniamo ai migranti, rimaniamo come sempre al loro fianco, per sostenere la loro voce, la loro richiesta di una vita dignitosa, per esprimere con loro la richiesta di politiche dell’immigrazione che smettano di essere politiche emergenziali inconcludenti e razziste. Chiediamo un territorio laddove non vi sia bisogno di lottare sotto municipi e palazzi per guadagnarsi la seconda accoglienza (dovuta), laddove non vi sia bisogno di aspettare il gelo per aprire le porte, laddove se i migranti sono costretti a imparare il lemma “accoglienza” non cadano subito in contraddizione con questa realtà.

Sempre al fianco dei migranti

Reta Antirazzista Bari

COMUNICATO STAMPA DI SOLIDARIETA’ A LUCA NO TAV

Posted in Uncategorized with tags , , , , on 27 febbraio 2012 by reteantirazzista

“Sta salendo un rocciatore, devo attrezzarmi per difendermi!”

Se su Giangiacomo Feltrinelli sono rimasti dei dubbi sull’incidente del traliccio dell’alta tensione di Segrate, su Luca non ci sono dubbi sui responsabili dell’incidente di quest’oggi a Clarea in Val di Susa. Luca stava resistendo all’attacco delle forze dell’ordine da un traliccio dell’alta tensione affinché non procedessero all’esproprio delle terre di Clarea per allargare il cantiere della Tav a Chiomonte. Luca stava difendendo il presente e il futuro dell’Italia, stava difendendo i propri diritti e del resto degli italiani dalla politica economica predatoria che vorrebbe l’alta velocità sulla Torino-Lione a fronte della distruzione del territorio, a scapito della salute dei cittadini, delle loro tasche e dei loro posti di lavoro, e a fronte di un’Italia ancora tutta scollegata dalla malagestione. Espropriare terre per metterci cemento e soldi nostri, per donare inquinamento e disastri idrogeologici agli italiani che stanno pensando a come arrivare a fine mese.

Un’ennesima ingiustizia sociale si è perpetrata oggi su uno di noi, uno di noi che chiede il rispetto dei propri diritti e degli altri, che vorrebbe un sistema economico e politico che si occupi delle persone in carne e ossa piuttosto che dello SPREAD. Perciò esprimiamo tutta lo nostra solidarietà a Luca e a tutti i valsusini che in queste ore stanno difendendo tutti noi dalla costruzione dei mostri economici, politici e ambientali a scapito di politiche intelligenti per l’Italia, politiche sociali e lavorative, ambientali e abitative di cui gli italiani stanno patendo la mancanza. L’esperienza del movimento dei No Tav che resiste e mette a rischio i propri corpi per la difesa e il rispetto dei propri diritti ha trovato da vent’anni fa la soluzione per riuscire a vincere: la solidarietà reciproca che nessuno riuscirà a bloccare. Sappiamo che la lotta dei No Tav è la lotta di tutti e per tutti a cui portiamo, appunto, la nostra solidarietà anche da Bari. Una delle tante città che ha incontrato i valsusini nel No Tav Tour, qualche mese fa, in un assordante silenzio politico e mediatico che vediamo risvegliarsi solo davanti ai “martiri” delle lotte politiche e sociali.

Rete Antirazzista Bari

Lettera aperta degli africani di Rosarno al governo

Posted in Uncategorized with tags , , , , , on 16 gennaio 2012 by reteantirazzista

Gli immigrati hanno scritto una lettera aperta ai ministri Cancellieri, Riccardi, Fornero e Catania per ricordare la loro situazione. “Paghiamo la crisi due volte, la prima come lavoratori e lavoratrici perdendo il posto e la seconda come immigrati, perché perdendo il lavoro perdiamo i nostri diritti”.

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Siamo i lavoratori che ogni mattina si alzano alle 5 e vanno a raccogliere nei campi il vostro cibo. Viviamo nascosti in luoghi che chiamare casa è un insulto. Nostra compagna di vita è la paura. Paura dei caporali, che ogni mattina ci vengono a prendere e decidono chi lavora e chi no. Paura del lavoro perché dopo 10 ore se ci va bene ci troviamo in tasca 15 o 20 euro e se ci va male una pistola puntata.

Paura dei padroni che ci trattano come bestie. Paura delle forze dell`ordine perché non abbiamo documenti. Paura della paura, perché siamo invisibili. Perché non possiamo denunciare i nostri sfruttatori. Se camminiamo per strada dobbiamo stare attenti a chi ci fa del male e a chi dovrebbe tutelarci. Siamo nemici per tutti.

Siamo gli uomini e le donne che lavorano nelle grandi città, immigrati sotto il costante ricatto del permesso di soggiorno. Paghiamo la crisi due volte, la prima come lavoratori e lavoratrici perdendo il posto e la seconda come immigrati, perché perdendo il lavoro perdiamo i nostri diritti. Siamo quelli che cadono nei cantieri e vengono buttati nella spazzatura, siamo quelle che curano i vostri vecchi e puliscono i vostri uffici.